Habitat in barattolo

Il famoso terrario di cui spesso si parla può essere considerato come un insieme di elementi vegetali e microorganismi, che messi insieme vanno a ricreare una sorta di paesaggio. Nel loro contenitore tutti questi componenti vanno ad interpretare un ruolo biologico. Lo scopo, oltre a ricreare un piccolo paesaggio è anche quello di lasciare alla natura la possibilità di occupare lo spazio; lasciare che i muschi si sviluppino, le radici crescano e che gli insetti non nocivi abitino questo piccolo mondo.

Se il contenitore viene chiuso otteniamo un piccolo ecosistema vicino a quello di una foresta tropicale, dal ciclo autosufficiente o quasi. Per chi conoscesse Genova basta pensare alla Biosfera nel Porto Antico di Genova, una struttura di vetro e acciaio comunemente conosciuta come Bolla di Renzo Piano.

Esistono anche terrari in contenitori privi di chiusura, vengono chiamati terrari aperti, anch’essi riuniscono vegetali con lo scopo di ricostruire un paesaggio.

In questo caso la composizione presenta una differente situazione biologica, questo perché il terreno non trattiene l’umidità all’interno del barattolo. Non trattenendo l’umidità il terreno non permetterà la stessa autonomia di cui si parlava nel primo caso.

Bisogna anche dire che cambiando le condizioni biologiche dovremo cambiare anche il tipo di pianta. Come ho già scritto in altri articoli è fondamentale conoscere le esigenze delle piante che scegliamo prima di vantare un pollice nero. Ogni specie è diversa e per diversi habitat ci sono diversissime piante.

Il principio fondamentale della vita nel barattolo è la fotosintesi! La fotosintesi è il fenomeno chimico che permette ai vegetali e a certi batteri,in presenza di luce, di produrre ossigeno. Questo fenomeno permette a noi umani di respirare.

L’acqua presente nel terreno viene assorbita dalle radici della pianta, mentre l’anidride carbonica nell’aria viene assorbita dalle foglie. Grazie all’energia della luce questi due elementi subiranno una trasformazione chimica ovvero la fotosintesi. Da questa trasformazione la pianta ottiene zuccheri e ossigeno. Durante il giorno le foglie andranno a liberare ossigeno, lo stesso ossigeno che permette la vita all’interno del nostro piccolo mondo. E ricordatevi infine che le piante all’interno di soffocano ma adattano la loro crescita allo spazio del quale dispongono!Di notte la fotosintesi si interrompe ma la pianta continua a respirare. Assorbe l’ossigeno presente nell’atmosfera e libera anidride carbonica e vapore acqueo, il vapore acqueo scendendo dai bordi del barattolo andrà a bagnare nuovamente il terreno.

Nel caso del terrario chiuso, se si dovesse verificare qualche problema, non esitate a sollevare il coperchio. Può accadere anche si crei della muffa, dei funghi o che la pianta richieda una potatura.

Due cose però dobbiamo tenere ben a mente: la prima è di tenere il barattolo entro un metro di distanza dalla finestra e la seconda è che ogni volta che apriamo il barattolo dovremo aspettare 48h prima di chiuderlo.

Come per tutte le piante che teniamo in casa suggerisco di cercare la giusta posizione per il vostro piccolo paesaggio in vetro, a volte può accadere che esponendo il barattolo a un fonte di luce diretta possa surriscaldarlo troppo grazie all’effetto lente d’ingrandimento provocato dalla combinée vetro-sole.

Come per ogni cosa non esistono troppe regole ma solo limiti e barriere che erigiamo noi stessi a causa delle nostre insicurezze. Prendete questi miei consigli e provate, se fallirete tentando non importa, fate tesoro anche dei vostri errori.

 

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